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Poche idee e vecchie starlette per la settimana della moda 2009 di Milano

Ilary Blasi a Milano Moda

Molto prodotto, tante stelline, qualche vip nostrano. Ha un avviamento lento questa settimana della moda segnata dalla crisi economica in cui gli stilisti cercano, se non di crescere, di contenere i danno di un mercato bloccato. In mancanza, tranne le debite eccezioni, di un forte contenuto moda, hanno invece dato mostra di se le celenrities tornate dopo la sessione maschile di assenza e rese necessarie dall’aria tristanzuola che tira in Fiera.

Ecco allora Martina Colombari fare da madrina ai giovani designers, Belen uscire in pedana da Clips coperta di paillettes, Valeria Marini mescolare camouflage e swarovsky e esporre se stessa per lanciare il marchio «».
E poi Ilary Blasi, Maria Grazia Cucinotta e persino l’ex onorevole e poi naufraga Luxuria da Valeria Marini più Ines Sastre da Alviero Martini, tutte allegre, sorridenti, positive, acclamanti.

In realtà, però, di moda se ne è vista poca.
Il fil rouge di tutte le collezioni è il pubblico di riferimento dei singoli marchi, che viene tenuto stretto come un amante appassionato o una vecchia zia da cui si attende l’eredità. Elena Mirò ha mandato in passerella le sue taglie forti ben coperte di nero, grigio argento e abiti goffrati (un azzardo, farebbero sembrare grassa anche Naomi Campbell, figurarsi una donna robusta) con una collezione molto ricca e bordata di pellicia. Clips ha offerto le sue mise da ricca borghese coperta di strass, Simonetta Ravizza furbe pellicce di lippi (un gatto selvatico cinese) l’unico maculato con cui si possono fare capi senza danneggiare specie protette e poi ha proposto anche capra dipinta di giallo, di rosso, di blu per una signora che vuole divertirsi ma che, se compra il visone, pretende la qualità (e spende, perché dura) e anche il beautycase foderato della stessa pelliccia.

Valeria marini ha deciso di tenere prezzi ragionevoli per venire incontro alle clienti colpite dalla crisi economica. I suoi vestiti andranno dai 170 euro a 300 per quelli da sera, molto seduttivi e impegnativi con la schiena nuda e il pizzo lavorato.

Fuori fiera, invece, due eccellenti marchi italiani che hanno deciso di non sfilare. Allegri, un must have nelle giornate di pioggia, e Brunello Cucinelli, marchio toscano del cachemire. A differenza del settore fashion i marchi di alta gamma soffrono meno il trambusto economico del momento perché hanno sempre da di se un’immagine di valore che giustifica il prezzo molto alto spesso richiesto al cliente. Allegri (in cui un anno fa è entrato il fondo di private equity Orlando al 40%) ha formulato un progetto di diversificazione in tre linee: la classica Allegri Milano, la sportiva Allegri etichetta viola e la nuovissima 010109 (data di nascita dell’idea) affidata all’emergente Francesco Scognamiglio.

Cucinelli, invece, ha formulato un intero guardaroba di cachemire a base di giacche da frack trapunte nei colori del grigio, pantaloni baggy e svariati golf o mantelline bordati di pelliccia se non addirittura vere pellicce intere per una donna molto elegante e in perfetto equilibrio fra la modernità e la tranquillità del classico. Per l’anno in corso il proprietario ritiene di riuscire a contenere i danni e di avere, in ogni caso, una crescita a due cifre.

Poca fantasia e vecchie starlette alla settimana della moda a Milano su il Giorno

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