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Valentino, un documentario celebra l’ultimo imperatore della moda

«Dopo di me, il diluvio».Con l’uscita di scena di Valentino ci sarà un prima e un dopo nel mondo della moda. Un prima in cui il creatore e la sua azienda erano un unicum.
Un dopo in cui prestigiose firme dell’haute couture sono state fagocitate da grandi gruppi del lusso prestigiose e si sono ritrovate in casa “estranei” con ingenti capitali. La quotazione in Borsa ha fatto il resto. La pura speculazione non ha più risparmiato un ambito considerato artistico e sartoriale.

Valentino, l’ultimo imperatore di Matt Tyrnauer, giornalista di Vanity Fair America già sulle tracce del leggendario creatore italiano, riprende con tempismo le fasi cruciali della vendita della maison di moda, l’arrivo del giovane e inviso Matteo Marzotto al vertice della nuova Valentino Group e gli esiti finali: l’addio alle sfilate dello stilista alla fine del 2007 (sostituito da Alessandra Facchinetti) e un nuovo assetto dirigenziale senza Marzotto al vertice.

Il doc è al centro di una serata speciale alla Fenice di Venezia, passerella di star, cena al Peggy Guggenheim organizzata da Vogue Italia e Vanity Fair. Poi sarà anche a Toronto per il lancio in Nord America.

Altre celebrazioni ci sono state l’estate scorsa, qualche mese prima dell’annuncio del ritiro: l’ultima sfilata a Roma, una retrospettiva all’Ara Pacis, una serata di gala a Villa Borghese, uno spettacolo notturno al Tempio di Venere con vista Colosseo.

Ironico, tagliente, qualche volta alterato dai cameramen, in conferenza stampa qui al Lido ha dichiarato che sopportava “tutti questi fili intorno al corpo perché mi eccitava molto l’idea di un documentario sulla mia vita”. Poi, un re che dimostra anche qualche fragilità, quasi si scusa: “Se ho dato l’impressione di essere folle mi dispiace”.

Sulla decisione di vendere la maison ha pesato anche la loro mancanza di eredi diretti. Ma l’ingresso dei Marzotto non ha pacificato l’animo dello stilista, che in privato raccomandava al suo partner di “snobbare” Matteo, il rampollo di famiglia. Giammetti ha poi messo il carico da 100, dichiarando davanti alla telecamera che per loro “Matteo Marzotto non conta niente”.

Toni meno diretti dal vivo. A chi gli chiedeva un giudizio sulle nuove collezioni di moda disegnate dalla Facchinetti, lo stilista ha risposto, diplomatico: “Mi auguro che la Valentino group proceda per il meglio perché è il mio nome che continua”.

Comprensibile tuttavia la sensazione per i due di essere stati spodestati di un’opera meravigliosa che hanno costruito in 50 anni, una maison che ha vestito (lo ripeterà all’infinito) da Jackie Kennedy a Liz Taylor, passando per tutti i salotti del jet set. L’abito più bello? «Forse quello vintage che ha scelto Julia Roberts quando ha ritirato l’Oscar per Erin Brockovich».

Il genio e la bellezza di Valentino in un film-documentario su l’Unità

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