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Moda: Aniello Musella, l’Ice e il Made in Italy

Si apre ‘Fashion Week’, la settimana della moda a New York.
La moda è uno dei settori trainanti delle esportazioni italiane in USA.
Gente d’Italia, quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia, ne ha approfittato per andare a parlare con il Direttore dell’Istituto del Commercio Estero di New York, Aniello Musella, che è anche il coordinatore della rete Ice degli Stati Uniti.
Ne è uscita un’intervista a tutto campo.

“Fra i settori tradizionali trainanti di competenza dell’ICE di New York, c’è da tempo la moda. Perché il Made in Italy sta diventando sempre più ricercato? Dopo la meccanica strumentale, anche in termini di valore viene il comparto complessivo moda, con il tessile, l’abbigliamento, gli accessori.

Nel caso del tessile c’è tantissima ricerca, perché la creatività dello stilista deve trovare concretezza nel prodotto finale: il tessuto, il filato, con particolari caratteristiche di tenuta, di vestibilità.
Ecco la tradizione del tessile di Biella per le lane di alto pregio, di Prato per le lane e il cotone, la tradizione delle sete dove tutti si approvvigionano. Lo stesso Hermes realizza le proprie creazioni di seta in Italia. I tessuti per camiceria sono un altro settore di punta. Parliamo di una fascia altissima, dove il prodotto finito, che sia un foulard o una camicia, arriva al punto vendita a seicento – settecento dollari al capo.

Certamente è un discorso poco democratico, perché si rivolge ad un consumatore che non ha limiti di spesa. Fra gli accessori parliamo prima di tutto della calzatura italiana, che nella fascia alta è un settore di punta, mai sostanzialmente in crisi, nonostante tutto, perché il target è un consumatore con un reddito così elevato che il costo al punto vendita non ferma l’acquisto, determinato da elementi come la creatività e il design, sempre presenti nella calzatura italiana e non solo. L’Italia infatti produce sia brand italiani, sia nella formula del cosiddetto ‘private label’. Tantissime aziende italiane hanno accordi di licenza con grossi nomi americani, fra cui Ralph Lauren e Donna Karan e famosi marchi francesi, per la capacità dei laboratori calzaturieri italiani di mettere a punto e realizzare in concreto l’idea dello stilista non italiano e risolvere i problemi di portabilità che derivano dal suo stesso design”.

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