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Dita e bocca diventano sculture o gioielli d’oro: Bruno Martinazzi

Bacio, scultura di Bruno Martinazzi

Dopo il successo ottenuto a Palazzo Pitti, l’esposizione sbarca a Torino

Gioielli singolari, affascinanti, eleganti nella resa delle forme sono il «corpus» principale della mostra «Martinazzi. Mensura numero et pondere», il cui titolo richiama il pensiero di Sant’Agostino: «Dio avrebbe ordinato tutte le cose secondo, misura, numero, peso».

La rassegna, che s’inaugura a Palazzo Bricherasio domani, alle 18, si affianca ai sorprendenti reperti di «Akhenaton. Faraone del sole», già ammirati da più di 26 mila persone.

Dopo l’esposizione allestita a Palazzo Pitti di Firenze, questo secondo appuntamento itinerante dedicato agli 85 anni dello scultore torinese Bruno Martinazzi, che successivamente proseguirà per Francoforte, permette di cogliere attraverso ottanta opere gli aspetti della sua abilità creativa, la capacità di trasformare la materia aurea in piccole sculture-gioiello e di plasmare con rigore particolari del corpo umano, come dita o bocche o il profilo di un volto.

Si tratta – suggerisce Martinazzi, parlando di una spilla o di un anello – di «un dettaglio aggiunto al corpo che rende comunicabile la singolarità di chi lo indossa». Questi oggetti sono, quindi, espressione di un’esperienza che si colloca nel «panorama internazionale del gioiello d’autore», mentre raccontano il percorso dell’artista tra tradizione e contemporaneità, tra il mito di Narciso e l’«Homo Sapiens», tra la poesia e la luminosità di un Angelo e la sensualità di un bacio.

Esponente della cultura del ‘900 e già insegnante all’Accademia Albertina, Martinazzi appartiene a una famiglia di industriali torinesi dei liquori (la Martinazzi & C., Antica Distilleria fondata nel 1864), a una stagione politica che lo vede partigiano nei Gruppi Autonomi delle Langhe e a una dimensione sociale legata all’impegno contro tutte le guerre, la violenza, la droga.

Un impegno e una lotta che trasmette attraverso sculture quanto mai intense, levigate, essenziali che sono state ospitate nelle retrospettive al Monastero di Bose e al Castello di Rivalta: «Credo che il mio fare sia la ricerca di appigli per crescere più umani e più liberi».

Dita e bocche scolpite nell’oro, i nuovi gioielli di Bruno Martinazzi su la Stampa

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